GIOCHI NAZIONALI

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Demetra Emanuele

Sono fiera di avere una figlia che non ha mai guardato ai propri limiti, ma solo ai talenti e alle possibilità che la vita continuava a offrirle. Demetra ha sempre saputo andare oltre le apparenze, oltre le paure degli altri, oltre i confini che qualcuno avrebbe voluto imporle. Lei sogna in grande. E se le chiedi cosa non le piace di se stessa, ti risponde semplicemente: “I brufoli”. Tutto il resto, invece, lo affronta come una guerriera. E forse non esiste parola più giusta per raccontarla. Demetra è nata a Osimo, dopo una gravidanza vissuta con l’angoscia addosso. Quando scoprii di essere positiva alla toxoplasmosi, iniziai subito una terapia antibiotica che riuscì a contenere l’infezione per tutti i nove mesi. Pensavo che il peggio fosse passato. Dopo il parto nessuno parlò più di quella malattia: Demetra era bellissima, pesava più di quattro chili e sembrava sana, forte, perfetta. Tornammo a casa felici, con quella gioia piena e ingenua che accompagna l’arrivo di una bambina. Ma la felicità durò appena diciotto giorni. Una sera la presi in braccio dalla culla e capii immediatamente che qualcosa non andava: non respirava bene, era cianotica. Corremmo in ospedale e lì il mondo ci crollò addosso. Il toxoplasma aveva attaccato le cellule cerebrali di mia figlia. Entrammo in ospedale quando aveva appena diciotto giorni e ne uscimmo più di un anno dopo. In quel tempo Demetra affrontò sette interventi alla testa, quattro coma e un’infinità di battaglie che nessun neonato dovrebbe mai conoscere. A sei mesi e mezzo pesava appena tre chili e duecento grammi. Più volte i medici ci dissero che non ce l’avrebbe fatta. Più volte ci prepararono a perderla. Eppure lei, ogni singola volta, tornava indietro dal baratro con una forza inspiegabile. Sembrava aggrappata alla vita con tutte le sue energie. Per questo nel reparto iniziarono a chiamarla “la guerriera”. E la verità è che lo era davvero. Una guerriera che, alla fine, quella guerra l’ha vinta. Quando finalmente tornammo a casa capimmo che non potevamo vivere pensando a ciò che Demetra non avrebbe potuto fare. Dovevamo invece seguire ciò che amava, ciò che le accendeva gli occhi, ciò che le dava voglia di crescere. Perché Demetra è sempre stata curiosa, assetata di vita, incredibilmente ricettiva. Così abbiamo scelto di coltivare ogni sua passione come fosse un ponte verso il futuro: la musica, le lingue, l’arte, i cavalli. Guardava film in lingua straniera con i sottotitoli, leggeva tantissimo, ascoltava il padre parlarle in inglese e italiano e assorbiva tutto con naturalezza. Ma la prima vera sfida fu la musica. Serviva anche a stimolare la manualità della parte sinistra del corpo, rimasta paralizzata. Ricordo ancora quando mi disse: “Mamma, voglio suonare il violino”. Pensai subito che fosse impossibile. Il violino è difficile per chiunque, figurarsi per lei. Cercai perfino di convincerla a scegliere altro. Ma mi sbagliavo. Con l’aiuto della sua insegnante, Demetra suonò il violino per quattro anni, superando limiti che io stessa avevo creduto invalicabili. A cinque anni incontrò i cavalli e fu amore immediato. All’epoca faceva ancora fatica a tenere dritta la testa, aveva seri problemi motori, eppure quel legame con il cavallo le cambiò la vita. Attraverso l’equitazione migliorò il controllo del corpo, la postura, l’equilibrio, ma soprattutto trovò un luogo in cui sentirsi libera. A quattordici anni iniziò a frequentare il maneggio Pianella Scavalcando, entrando nel Team di Special Olympics. Fu una svolta. Grazie allo sport iniziò a viaggiare con la squadra, a stare lontana da casa, a cavarsela da sola. Dopo la separazione da mio marito non potevo accompagnarla ovunque, ma forse è stato un bene: imparò l’autonomia, la responsabilità, la fiducia in se stessa. Special Olympics le ha insegnato molto più dello sport. Le ha insegnato la vita vera, la condivisione, il senso del gruppo, la sana competizione. Gli atleti diventano amici, si sostengono, crescono insieme. E Demetra, attraverso l’equitazione, ha sviluppato la disciplina, la costanza, la determinazione di una vera atleta. Tutto questo l’ha resa più sicura di sé. E, in qualche modo, ha reso più forte anche me. La cosa straordinaria è che affronta ogni sfida con gioia, senza lamentarsi mai. Anche durante il lockdown non si è fermata un momento. Grazie alle attività organizzate da Special Olympics tra Smart Games, incontri online e progetti formativi, le sue giornate hanno continuato ad avere ritmo, obiettivi, entusiasmo. Si è dedicata con passione all’Athlete Leadership Program e quando le proposero di intervenire a un webinar internazionale accettò senza paura. Doveva parlare interamente in inglese e persino io rimasi senza parole davanti alla sua sicurezza. Si preparò insieme al padre, che vive in Australia da molti anni e che vede soprattutto attraverso uno schermo. Sapere che lui fosse collegato ad ascoltarla rese quel momento ancora più emozionante. Demetra ha sempre avuto mille sogni nel cassetto e la musica è rimasta il filo conduttore della sua vita. Quello che era nato come strumento terapeutico è diventato qualcosa di molto più grande quando è arrivata al Centro Studi Musicali L’Assolo di Pescara. Lì ha studiato pianoforte, canto e scrittura di testi. Non tutti credevano in lei, non tutti la incoraggiavano, ma Demetra ha continuato comunque. E alla fine ce l’ha fatta. Oggi ha inciso un CD dal titolo “Professione Sognatrice”, ha una pagina Facebook, un canale YouTube e nello stesso centro musicale in cui era arrivata come allieva adesso lavora come aiuto insegnante di musica. Un’ora e mezza a settimana che per lei significa moltissimo: autonomia, responsabilità, futuro. Demetra è cresciuta insieme alle nostre fatiche, ai sacrifici, alle paure affrontate quasi sempre contando solo sulle mie forze. Per questo scherzando la chiamo “la mia villa con piscina”, perché dentro di lei ho investito tutto ciò che avevo: energie, tempo, amore, speranze. Ma Demetra restituisce tutto indietro con una forza incredibile. È una fonte inesauribile di vita. E so che continuerà ancora a sorprendermi, a commuovermi, a dimostrarmi che ciò che sembra impossibile a volte aspetta solo qualcuno abbastanza coraggioso da provarci davvero. La prima persona a credere in Demetra è sempre stata Demetra stessa. Oggi sogna una famiglia, sogna dei figli, sogna una vita piena. Perché lei non si accontenta di esistere. Lei la vita vuole cavalcarla, proprio come le ha insegnato Special Olympics. E io sarò sempre lì, a guardarla con gli occhi pieni di orgoglio, pronta a emozionarmi ancora una volta davanti alla sua immensa voglia di vivere.