Patrizia Podreka, triestina, oltre metà della sua vita trascorsa accanto a Special Olympics. Il suo viaggio nello sport comincia nel 1999, in piscina, con il Team Acquamarina. Poi arriva quasi subito l’incontro destinato a cambiarle la vita: le bocce. «All’inizio c’era il nuoto – ricorda il papà Bruno – ma già l’anno dopo Patrizia si è avvicinata alle bocce e se n’è innamorata. Da allora questo sport le ha regalato tantissime soddisfazioni». Per Patrizia, però, lo sport è stato soprattutto un modo nuovo di stare al mondo. «Entrare in un gruppo, condividere esperienze, sentirsi parte di una squadra – racconta ancora il padre – le ha permesso di aprirsi tantissimo.
È diventata più socievole, più sicura di sé. Vederla orgogliosa dei propri risultati, leggere gli articoli che parlavano del suo impegno, ricevere riconoscimenti… tutto questo ha reso felice anche noi come famiglia.
L’infanzia di Patrizia scorre serena fino a quando una forte infiammazione alle tonsille provoca gravi complicazioni neurologiche: due mesi di ricovero, poi la battaglia contro l’epilessia e problemi muscolari che avrebbero potuto spegnere l’entusiasmo di chiunque. Non il suo. «Patrizia ha sempre affrontato ogni difficoltà con grande tenacia e con il sorriso», racconta il signor Podreka. A scuola viene sostenuta con attenzione e arriva fino al diploma magistrale. Poi il lavoro, da ormai trent’anni: un servizio come addetta alle pulizie grazie a una borsa lavoro del Comune, oggi all’interno di una casa di riposo. Un impegno che per Patrizia ha un valore profondo. «Ha sempre lavorato con serietà, puntualità e grande senso del dovere – sottolinea il padre – lo stesso atteggiamento che mette anche in casa, aiutando la famiglia. In tutti questi anni ha sempre sperato che il suo impegno venisse riconosciuto di più. Crediamo lo meriterebbe davvero».
Eppure Patrizia non si ferma mai. Sul campo di bocce continua a cercare il colpo perfetto, accompagnando ogni speranza con il suo immancabile intercalare: “sperem”. «Questo sport mi rende felice – racconta – perché mi fa vivere esperienze bellissime e conoscere tante persone. Mi alleno il mercoledì e il venerdì, poi nel weekend ci sono le gare. Le trasferte sono speciali perché si crea davvero squadra».
«Ci vuole occhio – dice sorridendo – e io in tutti questi anni l’ho allenato bene. Nelle bocce non basta la forza: serve precisione, pazienza, strategia. Ogni partita può cambiare da un momento all’altro. Fuori dal campo, Patrizia coltiva altre passioni: la musica, il ballo, la televisione. «Mi piace tantissimo Amici e la cantante che ascolto di più è Elisa. Però in questo periodo penso soprattutto alle bocce». E quando parla del suo sogno, gli occhi si illuminano: «Ho in mente una cosa sola: vincere la medaglia d’oro ai Mondiali. Sarebbe una gioia immensa».
