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Matteo Pelle

Matteo Pelle, chiamato semplicemente “il Pelle”, è nato a Vigevano 32 anni fa e, da allora, come raccontano i genitori, molte cose sono cambiate e il percorso fatto insieme è stato lungo e ricco di emozioni, fin dai primi giorni di vita, segnati da grande fragilità e da una forza di carattere sorprendente che gli ha permesso di superare momenti molto difficili, nonostante una prognosi inizialmente critica e la diagnosi di sindrome di Down, mentre la mamma Claudia sottolinea anche quanto, in contesti ospedalieri, manchi spesso un adeguato supporto psicologico e pratico alle famiglie, soprattutto fuori dalle grandi città.

Il primo gesto comunicativo non è stato una parola, ma un “no”, segno di una personalità già determinata che oggi si esprime tra ironia, vivacità e provocazione, alternando giornate diverse come accade a chiunque e mostrando tratti che vanno dalla simpatia alla testardaggine, dalla sensibilità a una forte esigenza di attenzione e relazione.

Non mancano le difficoltà quotidiane, legate a limiti di pensiero e ragionamento che rendono alcune situazioni impegnative per lui e per chi lo accompagna, così come episodi dolorosi di esclusione che hanno lasciato segni profondi e che hanno portato la famiglia a maturare la consapevolezza che non tutto può essere compreso pienamente e che l’autonomia va costruita rispettando i suoi tempi.

Le difficoltà di linguaggio e la balbuzie rendono complessi i rapporti interpersonali, mentre la sua emotività lo porta spesso a cercare rassicurazione e contatto, soprattutto con chi gli è vicino, e a esprimere se stesso al meglio quando è sostenuto da figure educative e di riferimento.

Il suo percorso scolastico, inizialmente più lineare, ha conosciuto poi cambiamenti e distanze più difficili da vivere, ma in questo tempo ha conquistato piccoli grandi traguardi di autonomia, come uscire da solo, fare brevi spostamenti, frequentare il centro di formazione, andare dalla nonna e restare a casa per alcune ore.

Per Matteo sono conquiste importanti, mentre per la famiglia restano passi delicati, accompagnati da timori legati alla sua maggiore vulnerabilità ma anche dalla volontà di sostenerlo nella crescita verso una sempre maggiore indipendenza.

Lo sport entra nella sua vita fin da piccolo attraverso equitazione, psicomotricità, logopedia e teatro e diventa progressivamente una parte centrale del suo percorso, anche grazie all’associazione sportiva “I Quadrifogli” e al mondo Special Olympics, che lo accompagna nel nuoto, nelle prime gare e nelle medaglie, fino alla consapevolezza di riuscire in qualcosa con le proprie forze e alle esperienze in bowling, tennis tavolo, calcio e atletica, che ampliano relazioni, emozioni e capacità di stare in gruppo.

Nel tempo, lo sport si rivela uno strumento di crescita che insegna disciplina e pazienza, rispetto dei turni e delle regole, condivisione di vittorie e sconfitte e capacità di riconoscere e gestire le emozioni, rendendo Matteo più consapevole, più equilibrato e più maturo.