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Cora Manzini: “La disabilità è una condizione, non un limite”

C’è chi sogna di vincere una medaglia. E poi c’è chi sogna di volare nello spazio, arrivare fino a Plutone e rifugiarsi in un castello incantato pieno di musica, amicizia e sport. È il mondo straordinario di Cora Manzini, atleta di bowling di Special Olympics, che con la sua testimonianza racconta molto più di una passione sportiva: racconta la felicità di sentirsi parte di una comunità.

«Io sono una ragazza che di notte sogna parecchio», dice Cora con il sorriso di chi custodisce un universo speciale dentro di sé. «Alla sera immagino di essere sopra una macchina volante. Volo prima dai miei angeli e li mando a tutte le persone più importanti per me: i miei familiari, i miei amici più stretti, i miei amici del bowling, i miei amici degli altri sport».

Nel suo viaggio immaginario c’è spazio anche per lo stupore dell’infinito. «Riprendo la mia macchina, volo nello spazio e vado a vedere il mio pianeta preferito, che è Plutone». Ma il luogo che ama di più è un altro: «Il mio castello incantato, con tutte quante le porte, con tutte quante le cose che adoro fare: la musica, il bowling, la pallacanestro, la pallavolo, disegnare, fare giochi di società, tutto».

Un racconto che si intreccia con il significato più autentico dello sport inclusivo. Per Cora, infatti, lo sport è gioia pura, energia condivisa, amicizia. «Lo sport mi aiuta tantissimo. Tutte le volte che gioco insieme con i miei amici, insieme con la mia squadra, mi sento super allegra e super felice e ho il cuore che mi scoppia di gioia».

Ed è proprio questo lo spirito che anima Special Olympics: stare insieme, conoscersi, abbattere ogni pregiudizio. «La cosa che mi piace di più di Special Olympics è la voglia di stare tutti insieme, la voglia di conoscere tantissime persone con le loro diverse disabilità e poterle conoscere ed essere anche loro amiche».

Le sue parole diventano un messaggio forte e universale quando parla della disabilità: «Per me la disabilità è una condizione, non è un limite. Riesco, seppur con difficoltà, a fare tutte le cose».

Una frase semplice, ma capace di racchiudere il senso più profondo dell’inclusione: guardare prima alla persona, ai suoi sogni, alle sue possibilità, e non alle difficoltà.

Attraverso il bowling e gli altri sport che pratica, Cora racconta anche come sia cambiata nel tempo: «Lo sport mi ha migliorato nell’essere più gentile, più allegra, più serena con tutte le persone che ho intorno». E quando gli altri le dicono che è una forza, un’energia positiva, lei si emoziona davvero: «Quando loro mi dicono: “Sei la nostra forza, sei la nostra energia, sei la nostra felicità”, a me il cuore scoppia per davvero di tanta gioia».

Ai Giochi Nazionali Estivi di Lignano 2026, storie come quella di Cora Manzini ricordano a tutti che lo sport  è incontro, crescita, immaginazione. È la possibilità di costruire un castello incantato reale, dove ogni persona possa sentirsi accolta, valorizzata e felice.