GIOCHI NAZIONALI

Giorni
Ore
Minuti
Secondi

Vittoria Tonerini: “Quando corro mi sento libera”

Ci sono storie che parlano di sport, e altre che parlano di coraggio. Quella di Vittoria riesce a raccontare entrambe le cose insieme, con la semplicità e la sincerità dei suoi 14 anni.

Vittoria arriva da Cecina, frequenta l’ultimo anno delle scuole medie e pratica atletica da quando aveva appena quattro o cinque anni.

Oggi si prepara ad affrontare i 50 metri e il salto in lungo in un evento sportivo che per lei rappresenta molto più di una semplice competizione. “Per me lo sport è qualcosa di importante, qualcosa che dà forza”, racconta con entusiasmo. Nelle sue parole non c’è solo il desiderio di vincere, ma soprattutto quello di divertirsi, conoscere persone nuove e sentirsi libera.

“Quando corro mi sento libera perché mi diverto. Guardo il punto di arrivo e non importa vincere tutte le volte. L’importante è dare il massimo e divertirsi”.

Un messaggio semplice e potentissimo al tempo stesso, che racchiude il vero significato dello sport inclusivo. All’inizio, però, non è stato tutto facile. Vittoria ricorda bene l’ansia della sua prima gara: “Non sapevo come sarebbero andate le cose, ero molto agitata perché non avevo mai fatto gare”. Con il tempo, però, la paura si è trasformata in fiducia.

Allenamento dopo allenamento, Vittoria ha imparato a credere in sé stessa. “Mi sono allenata tanto, ci ho messo sudore e tanto tempo. Ma anche se non dovessi vincere, non mi dispiacerebbe. Sono venuta qui per divertirmi”. Lo sport le ha insegnato qualcosa di ancora più importante delle medaglie: autonomia, consapevolezza e fiducia. “Prima non credevo tanto in me, pensavo solo negativo. Ora penso positiva”.

Vittoria ha la sindrome di Williams, ma la racconta con una naturalezza disarmante. “A me la sindrome di Williams non fa paura. Alcune volte me lo scordo anche che ce l’ho”. Poi aggiunge una frase che lascia il segno: “Mi permette di avere qualcosa in più che gli altri non hanno, mi permette di sentirmi una persona speciale”.

Per lei la disabilità non è un limite né una debolezza. Anzi, è qualcosa che bisogna imparare a conoscere, per creare legami autentici e superare i pregiudizi. “Le persone con disabilità possono avere tanti talenti, possono essere forti e non deboli”. Nelle sue parole emerge un’idea di inclusione fatta di vicinanza, amicizia e sostegno reciproco. “È importante conoscere la disabilità perché puoi conoscere nuove persone e magari diventare loro amico”.

Partecipare ai Giochi Special Olympics è per Vittoria motivo di grande emozione. “Questo evento è meraviglioso perché permette a tante persone di divertirsi, legare ed esprimere i propri talenti e capacità”. È proprio questo il cuore dello sport inclusivo: creare uno spazio in cui ogni persona possa sentirsi valorizzata per ciò che è, senza essere definita dalle proprie difficoltà. E quando le chiedono chi sia il suo più grande tifoso, Vittoria sorride senza esitazione: “Se vincerò una medaglia la dedicherò alla mia migliore amica Margherita, perché le voglio un sacco bene”. Vittoria sogna in grande, con la spontaneità di chi ha imparato a non avere paura del domani. “Spero di diventare un’atleta molto forte e molto brava. Vorrei una vita piena di cose divertenti, tante gare da fare, un lavoro e una famiglia”.

Parole semplici, ma capaci di raccontare un desiderio universale: vivere pienamente, senza limiti imposti dagli altri. La storia di Vittoria ci ricorda che lo sport non è soltanto competizione. È libertà, crescita, amicizia e fiducia. È il luogo in cui ogni persona può trovare la propria forza. E forse il messaggio più bello lo lascia proprio lei, con la naturalezza di chi ha già capito ciò che molti adulti ancora faticano a comprendere: “La mia disabilità non è un limite”.