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Agnese Rocchi

Due fiocchi rosa illuminarono la casa della famiglia Rocchi il giorno in cui nacquero Agnese e la sua sorella gemella Maria Beatrice. Ad attenderle c’erano già altre due sorelle, Ludovica e Maria Eugenia, in una famiglia tutta al femminile dove il calore, la protezione e l’unione non sono mai mancati.

Quando Agnese era ancora molto piccola, il pediatra comprese subito l’importanza di intervenire precocemente e indirizzò la famiglia verso specialisti capaci di avviare un percorso che valorizzasse tutte le sue potenzialità. Poco dopo, nel 2001, arrivò il trasferimento a L’Aquila, una città dove gli sport invernali fanno parte della quotidianità e dove per Agnese sarebbe iniziato un cammino fatto di conquiste lente ma straordinarie. Le sue sorelle sono sempre state il suo primo esempio, il motore silenzioso che l’ha spinta a crescere. C’è stato un tempo in cui Agnese non riusciva nemmeno a guardare la propria immagine allo specchio, ma con gli anni ha imparato a conoscersi, ad accettarsi e soprattutto a credere in se stessa. Oggi è una ragazza solare, allegra, capace di apprendere dalle esperienze della vita anche quando all’apparenza sembra distratta o svogliata. La scuola ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita. Fin dall’infanzia fino al diploma al liceo Socio Pedagogico, Agnese ha incontrato insegnanti attenti, capaci di accompagnarla rispettando i suoi tempi e valorizzando ogni piccolo progresso. Anche i compagni di classe sono stati una presenza importante e molti di quei rapporti continuano ancora oggi: ogni volta che li rincontra i suoi occhi si illuminano di felicità. Ma è proprio grazie alla scuola che la sua vita ha preso una direzione nuova, quando un insegnante di sostegno le propose di entrare nella squadra di basket di Special Olympics dell’Aquila.

Fino a quel momento Agnese aveva frequentato diverse associazioni senza mai sentirsi davvero parte di qualcosa. Poi, a diciassette anni, l’incontro con lo sport inclusivo cambiò tutto. Quel mondo le spalancò improvvisamente le porte verso opportunità che andavano ben oltre il semplice allenamento. Con Special Olympics Agnese non trovò soltanto uno spazio in cui fare sport, ma una famiglia, un luogo in cui sentirsi importante, accolta, protagonista. Dal basket passò presto al nuoto, all’atletica e infine allo sci di fondo, la disciplina che più di tutte sembrava appartenerle. La madre ricorda ancora con emozione la sua prima gara, sette anni fa. Fino a quel momento era abituata a vedere Agnese ai margini, quasi spettatrice delle imprese degli altri. Invece quel giorno la vide correre, impegnarsi, dare tutta se stessa con una determinazione che la lasciò senza parole. Fu un’emozione così forte che ancora oggi, quando Agnese gareggia, spesso la mamma non riesce a guardare per l’agitazione e la commozione. Da allora Agnese non si è più fermata. Ha accettato ogni sfida, partecipando a competizioni in tutta Italia, da Sestriere a La Spezia, da Sappada a Torino, affrontando ogni esperienza con entusiasmo e coraggio. Ma la vita di Agnese, come quella della sua città, ha conosciuto anche il dolore. Nel 2009 il terremoto che devastò L’Aquila lasciò ferite profonde. Dopo quella notte terribile, per ore Agnese non riuscì a parlare. Era sola con la madre perché il padre, Marcello, era lontano per lavoro. In quei giorni difficili furono i parenti, accogliendole nel paese d’origine della mamma, a dare loro la forza di rialzarsi. Poi, meno di un anno dopo, arrivò il ritorno a casa, nella loro L’Aquila ferita ma viva. Oggi Agnese continua il suo percorso frequentando un centro diurno dove svolge attività diverse, dalle terapie occupazionali allo sport, fino al ballo. Ogni esperienza rappresenta un altro passo verso nuove autonomie e forse, un domani, anche verso opportunità lavorative. La sua crescita continua giorno dopo giorno, fatta di piccoli traguardi che diventano enormi conquiste. E mentre guarda avanti, verso il futuro, sembra quasi di vederla già lì, su una pista bianca piena di speranze, a scivolare sicura verso ciò che desidera diventare. Papà Marcello, che il Covid ha portato via troppo presto, sarebbe immensamente orgoglioso di lei. E forse, in qualche modo, continuerà a starle a fianco, mentre Agnese continua a correre incontro alla sua vita con il sorriso luminoso di chi ha imparato che i limiti possono essere superati un passo alla volta.