GIOCHI NAZIONALI

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Christian Dervishi

Segni particolari: bello, simpatico, e con la risata contagiosa.

Christian vive a L’Aquila. È stato la seconda nascita per l’intera città, subito dopo la festa di capodanno del 1998. Sarà per questo che gli piace tanto ballare, lo ha fatto anche quella notte dentro al pancione di sua mamma.

La sindrome di Down è arrivata nella nostra vita come qualcosa di totalmente inaspettato, una notizia troppo grande da comprendere in un solo momento. Eravamo giovani, lontani dal nostro Paese e dalle nostre certezze. In Albania la condizione di Christian era poco conosciuta e spesso vissuta con paura, isolamento e silenzio. Quando i medici ci spiegarono cosa avrebbe potuto comportare quella diagnosi, ci sentimmo smarriti. Le parole sembravano arrivare da lontano, mentre la mente correva avanti, immaginando un futuro pieno di dubbi e domande. Poi abbiamo preso Christian tra le braccia e tutto è cambiato. In quell’istante ogni paura si è sciolta. Era piccolo, fragile, con due occhi capaci di parlare senza bisogno di parole. Lo abbiamo amato subito, senza condizioni, senza esitazioni. Da quel momento è iniziato il nostro vero viaggio, una strada fatta di difficoltà, di paure e di ostacoli, ma anche di scoperte meravigliose e di conquiste che non avremmo mai immaginato.

Il primo intervento chirurgico segnò l’inizio di un lungo percorso tra ospedali, visite e speranze. Proprio durante un ricovero al Ospedale Pediatrico Bambino Gesù abbiamo ricevuto una delle lezioni più importanti della nostra vita. Incontrammo bambini e famiglie che combattevano battaglie enormi con una forza incredibile, e capimmo che non eravamo soli. Christian, così piccolo e delicato, lottava con tutta la sua energia per vivere, e noi lottavamo insieme a lui. Da quella prova uscì più forte. Cresceva come un bambino pieno di luce, con i capelli sempre spettinati verso l’alto e un sorriso capace di conquistare chiunque incontrasse. Era impossibile non volergli bene.

Con il tempo, grazie alla logopedia, alla psicomotricità e a un lavoro costante, Christian iniziò a fare progressi sorprendenti. Ogni piccolo traguardo diventava per noi una vittoria immensa. Non è stato semplice, soprattutto perché per molti anni non ha potuto masticare e questo rendeva ogni giornata più complicata. Eppure non ci siamo mai fermati. Ovunque andassimo portavamo con noi il nostro thermos, diventato quasi il simbolo silenzioso della nostra quotidianità fatta di attenzioni, organizzazione e tenacia. Fin da piccolo, però, Christian aveva qualcosa di speciale che andava oltre ogni difficoltà: la musica. Gli strumenti musicali erano i suoi giochi preferiti e a tavola qualsiasi posata si trasformava in un microfono. Viveva ogni momento come uno spettacolo. Anche il cinema entrò presto nel suo mondo e dopo il suo primo film Disney nacque un amore che non lo ha mai lasciato. Ancora oggi il grande schermo rappresenta per lui un luogo speciale dove emozionarsi, sognare e sentirsi libero.

La scuola dell’infanzia gli ha dato tantissimo. È lì che sono nate le sue prime vere amicizie, quelle sincere, prive di giudizi e di differenze. Christian partecipava a ogni festa, a ogni compleanno, sempre con entusiasmo contagioso. La sua natura socievole lo ha reso da subito un ragazzo benvoluto da tutti. La timidezza non gli è mai appartenuta: ama stare in mezzo agli altri, scherzare, far ridere e attirare l’attenzione. Non a caso tutti lo chiamano “Showman”. La sua passione per la musica lo ha portato a studiare pianoforte e successivamente a frequentare il Liceo Musicale, dove ha imparato a suonare pianoforte e batteria. Ma crescendo arrivarono anche momenti difficili. Diventando più consapevole della propria condizione, Christian attraversò una fase di grande sofferenza. Ripeteva spesso: “Io non sono Down”. In quella frase c’erano rabbia, dolore e il desiderio profondo di sentirsi come tutti gli altri ragazzi. Voleva essere autonomo, prendere il pullman da solo, andare a scuola senza sentirsi diverso. E, passo dopo passo, ci è riuscito.

L’incontro con Special Olympics Italia ha rappresentato una svolta fondamentale nella sua vita. Per la prima volta Christian vide ragazzi come lui non soltanto affrontare terapie, ma gareggiare, divertirsi, vincere, superare i propri limiti. Scoprì un mondo in cui la diversità non era un ostacolo ma una forza condivisa. Iniziňiò con l’atletica, poi arrivò il basket e infine lo sci. In realtà lo sport era sempre stato parte della sua vita. Il nuoto fu una delle sue prime passioni e imparò velocemente ad amare l’acqua. Guardava il basket in televisione con entusiasmo, ammirando Michael Jordan e cercando di imitarne ogni gesto. Così iniziò il suo percorso nella pallacanestro con una squadra aquilana che lo accolse con affetto e fiducia. Il terremoto che colpì L’Aquila interruppe improvvisamente allenamenti, abitudini e sogni, ma Christian non si arrese. Quando tutto ricominciò, tornò in palestra con ancora più determinazione e capì che il basket non era solo fare canestro, ma anche disciplina, rispetto, amicizia e lavoro di squadra.

Lo sport gli ha regalato autonomia, sicurezza e fiducia in sé stesso. Le prime trasferte senza di noi furono traguardi enormi che lo fecero sentire grande e indipendente. Oggi Christian mette la stessa determinazione nello sport e nella vita quotidiana. Ama sentirsi utile agli altri, soprattutto alle persone più fragili. Fa volontariato con la Protezione Civile, lavora come cameriere in un locale del centro storico e collabora come aiuto istruttore nei campi estivi. Ha concluso il suo percorso scolastico e continua a coltivare la passione per la musica studiando batteria al conservatorio. La convocazione ai Mondiali è stata un’emozione immensa, il riconoscimento di un percorso costruito con sacrificio, impegno e amore.

La vita di Christian ha smentito giorno dopo giorno tutti i limiti che ci erano stati prospettati alla sua nascita. A chi oggi si trova all’inizio di un percorso simile al nostro vogliamo dire soltanto questo: non è una strada semplice, ma è una strada piena di possibilità. I ragazzi come Christian sono come alberi che richiedono cure speciali e attenzioni costanti, ma proprio per questo riescono a donare i frutti più dolci. E forse il regalo più grande che ci hanno fatto è insegnarci a guardare oltre la paura, oltre le etichette e oltre tutti quei limiti che spesso esistono soltanto nella mente degli altri.