Michele Latini oggi è impegnato ai 41° Giochi Nazionali Estivi Special Olympics, ma la sua storia comincia molto prima, tra le strade della periferia romana, dove è cresciuto imparando ogni giorno a conquistarsi il proprio spazio nel mondo.
Michele ha 43 anni ed è un uomo con la sindrome di Down. Dodici anni fa la sua vita ha preso una direzione nuova grazie all’incontro con il Movimento Special Olympics. Fino ad allora, comunicare con gli altri non era sempre stato semplice: Michele spesso faceva fatica a trovare le parole giuste, a esprimere emozioni e pensieri con immediatezza. Eppure, anche nei momenti più complicati, non ha mai smesso di cercare un modo per farsi capire davvero.
Queste difficoltà, nel corso degli anni, avevano finito per metterlo ai margini di molte attività. Anche nel teatro, una delle esperienze proposte dall’associazione che frequenta da sempre, Michele raramente era protagonista. Guardava gli altri salire al centro della scena mentre lui rimaneva più indietro, quasi invisibile.
Poi è arrivata la pallavolo unificata di Special Olympics. E tutto è cambiato.
In palestra Michele ha trovato molto più di uno sport: ha trovato un posto nel quale sentirsi riconosciuto, valorizzato, importante. Ha iniziato senza esperienza, come tutti gli altri, ma allenamento dopo allenamento è cresciuto enormemente. Ha migliorato la tecnica, imparato a gestire le emozioni in campo, costruito relazioni più solide con i compagni e acquisito una sicurezza che prima sembrava lontanissima. Fino a diventare leader della squadra e indossare la fascia di capitano.
Quel percorso lo ha portato a vivere un’esperienza straordinaria: la convocazione in maglia azzurra ai Giochi Mondiali Special Olympics nel 2019 ad Abu Dhabi. Per un ragazzo poco abituato a viaggiare, rappresentare l’Italia dall’altra parte del mondo è stato qualcosa di immenso. Un viaggio che gli ha aperto gli occhi, il cuore e la consapevolezza di poter arrivare molto più lontano di quanto avesse mai immaginato.
Per Michele, Special Olympics ha rappresentato un vero riscatto personale. La possibilità di dire finalmente, con forza e orgoglio: “Io ci sono. E sono forte”.
Ma Michele non è soltanto un atleta. È anche un lavoratore instancabile, uno di quelli che non si tirano mai indietro. Lavora per un’associazione che accompagna bambini con disabilità fisiche, aiutando quotidianamente i ragazzi in carrozzina durante la salita e la discesa dal pulmino scolastico. Svolge questo compito con serietà, senso di responsabilità e una dedizione che colpisce chiunque lo incontri. E quando ne parla, lo fa sempre con orgoglio.
Oggi Michele continua a inseguire nuovi traguardi. Custodisce un sogno grande e semplice allo stesso tempo: trovare l’anima gemella — “possibilmente con le sembianze di Sabrina Ferilli”, dice lui — e conquistare sempre più autonomia, magari arrivando un giorno a vivere da solo. O forse, come dice sorridendo, insieme a “una Sabrina Ferilli”.
La storia di Michele è la storia di una conquista quotidiana. Di chi ha imparato a trasformare i limiti in forza, la timidezza in leadership, il desiderio di essere visto nella capacità di diventare un esempio per gli altri. Una storia che oggi continua, punto dopo punto, sogno dopo sogno.